giovedì 29 ottobre 2015

A mia madre Francesca di Rita Di Giuseppe.



“A mia madre Francesca” un libro scritto da Rita Di Giuseppe che spiega con le sue parole la motivazione di questa dedica: “Dedico il libro a mia madre, raccontando parte della sua vita vissuta, a quei tempi, nella gioia dell’infanzia interrotta presto dalla guerra. In questo libro ci sono tutti i ricordi che gli sono rimasti impressi nel cuore e che raccontava sempre a noi figli ed alle persone che amava. Era un suo desiderio scrivere un diario su tutto ciò che aveva vissuto negli anni della giovinezza e della guerra, magari solo per se stessa, ma non era capace di farlo ed allora chiedeva aiuto ai figli o alle nipoti. Sì, un giorno lo faremo, le dicevo sempre, ma senza avere un reale desiderio di farlo, tutta presa dalla mia vita da ragazza prima e da donna sposata dopo. A due anni dalla sua morte, pentita di non averlo fatto prima, mi sono decisa a scrivere i suoi ricordi, che ora sono diventati miei. Leggendo queste pagine mi sembra di rivedere mia madre e vivere insieme con lei il suo passato. Spero che dal cielo, dove sono sicura che lei sia, possa vedere realizzato il suo grande desiderio. Ti voglio bene, mamma”!
Rita Di Giuseppe, originaria di Tremensuoli di Minturno (Latina), nasce a Roma, nel 1951. Dopo gli studi di ragioneria, si sposa con Franco nel 1969. Casalinga ma amante del sociale si dedicherà al volontariato in più settori. Ha sempre desiderato scrivere e la sua più grande passione è la lettura. Nel “cassetto” ha molti scritti, ma questa è la prima volta che decide di pubblicarne uno stimolata dal desiderio di realizzare il sogno di sua madre e dall’incoraggiamento d’amici e parenti. In questo libro si parla di Francesca, nata il 1° gennaio del 1929, proprio a Tremensuoli, figlia di Antonio e Maria, che aveva come sorelle Felicina e Caterina e prese il nome dalla nonna e da una sorellina nata morta, ricordiamo anche il fratellino Luca, che morì, a solo due anni, per un tragico incidente nella stalla del nonno, colpito dal calcio di una mucca. Leggendo il libro di Rita Di Giuseppe, i non più giovani ripercorrono nella loro mente le storie raccontate dagli adulti come il lupo mannaro di Tremensuoli, le “grosse” angurie di Maria, le notti di festa prima dell’arrivo al santuario Madonna del monte Civita ad Itri. Questa lettura, come afferma la dott.sa Alessia Gonfloni, che ha curato la correzione delle bozze, rievoca il passato di una bambina che sembra coinvolgere tutti nel grande racconto che è la vita e che spesso ci lascia il sapore di un’amara nostalgia pensando al tempo che non tornerà più. “A mia madre Francesca” è un libro di circa settanta pagine da leggere tutto d’un fiato, la cui prima edizione è stata pubblicata nell’aprile del 2014 da Aletti Editore di Guidonia Montecelio (Roma). Per ordinare il libro al prezzo di 12 euro: ordini@rivistaorizzonti.net – 0774354400.

lunedì 26 ottobre 2015

Il centenario di zia Teresina Conte.


Teresa Conte

Era un venerdì del 1915, quando a Minturno, allora in provincia di Roma, l’8 ottobre, nasceva Teresa Conte. Zì Teresina, come tutti la conoscevano e la chiamavano nel casale di Tremensuoli, ha festeggiato il centenario, proprio nella frazione collinare di Minturno, sabato 10 ottobre, nel salone parrocchiale della chiesa del Sacro Cuore. Nel pomeriggio aveva ricevuto, presso la propria abitazione in Via Festarola, l’omaggio dell’amministrazione comunale; alle 16:30 ha partecipato alla messa, officiata da don Massimo Capodiferro, nella chiesa di san Nicandro, cui zì Teresina è devota da sempre. Alla grande festa nel salone hanno partecipato, parenti, paesani ed amici della centenaria, che ha raccontato i suoi ricordi a Telegolfo ed ai presenti; il nipote Maurizio era da un anno che preparava questa sorpresa a Teresa, che s’è prestata alle numerose foto, ad un ballo con il figlio Gino, a spegnere le candeline della torta raffigurante una sua foto in età giovanile. Dulcis in fundo la chiusura dell’evento con i fuochi pirotecnici. Le foto della serata, realizzate da Giovanni D’Onofrio, sono al seguente collegamento http://bit.ly/TeresaConte

domenica 4 ottobre 2015

I casali dell'"Università" baronale di Traetto.


Tremensura 1963 (Tremensuoli)


Polcarino (Pulcherini)

Tremensuoli, Vico Gelso
La terra di Traetto tiene nel suo territorio quattro casali. Il primo dalla parte di levante, chiamato il casale del Tufo, distante da essa circa mezzo miglio, è situato sopra ad una collina; consiste in alcune habitazioni, per mezzo le quali vi è una strada con la chiesa a tetti sotto il titolo di san Lonardo, dal quale casale si ha la veduta del mare, et l'habitanti sono tutti campieri. Due altri casali sono dalla parte verso tramontana. Il primo chiamato di santa Maria dello Levano è distante da un miglio e mezzo dalla strada che va a Spigno e Fratte. Al principio se ritrova una chiesa coperta a tetti con due altari dell'istesso nome di santa Maria dello Levano, nella quale si celebra la messa ogni festa, e poco più avanti sono davanti case poste dall'una e l'altra parte della strada. Per distanza de circa mezzo altro miglio se ritrova l'altro casale detto de Polcarino, situato in luogo sollevato con un vallone dalla parte di levante, et uno altro verso ponente, circondato da boschi di cerque (querce), nel quale sono da dodici case, e l'habitanti nel giorno di festa vengono alla suddetta chiesa di santa Maria a sentire la messa. Li cittadini di detti casali sono tutti pastori e fanno il campo et anco carboni; le donne filano, tessono e faticano nelli territorij, vanno malamente vestite, e quasi tutti mangiano pane di grano d'India. Il quarto casale detto di Tremensura (il più antico), posto dalla parte di ponente, distante da detta terra di Trajetto circa un miglio, situato alla falda d'una collina in luogo aperto e declive, dal quale si ha la veduta del mare, consiste in case terranee, con alcune camerette sopra tutte coperte a tetti; vi è una strada che divide l'habitazioni, e nella parte superiore vi è una chiesa a lamia con il quadro della Madonna del Rosario, e li cittadini quasi tutti sono campieri.
Angelo De Santis