mercoledì 4 luglio 2018

Il gruppo di danza popolare “Tanok” a Tremensuoli, giovedì 5 luglio 2018.

Tanok


Tanok
L'ensemble di danza popolare “Tanok” è stato creata nel 1970 e dal 1954 al 1970 il collettivo della Casa della Cultura di Kalininskiy è stato supervisionato da Petr Martynenko. Dal 1980 porta un alto rango come "Folk dance ensemble". Più di 200 bambini ed adulti migliorano le loro abilità nell'ensemble nazionale di danza. I più piccoli hanno 3 anni, i più grandi hanno 50 anni. Il collettivo è molto conosciuto anche all'estero, oltre che in Russia. Ha preso parte ai festival internazionali di folclore in diversi paesi tra cui USA, Canada, Grecia, Cina, Polonia, Turchia, Francia, Gran Bretagna, India, Italia e Cipro. Il collettivo svolge attività concertistica attiva sulla propagazione del folklore russo e del Kuban, sviluppo dell'arte tradizionale coreografica tra i giovani. Dal 1989 è il vincitore del primo festival regionale dei popoli del Caucaso «The Stavropol Rainbow» e dal 1994 è il vincitore della festa annuale "Il fiume dell'amicizia" che si svolge nell'ambito del festival internazionale della creatività nazionale "La cultura porta le persone più vicine insieme", le feste della canzone regionale e il folklore della danza "My Dear Russia" e "The Rainbow of Hopes". Il folk dance ensemble “Tanok” porta il suo spettacolo, giovedì 5 luglio 2018, a Tremensuoli, in Piazza Capo Trivio, dalle 21, in occasione della 64^ “Sagra delle Regne” con canti e balli della tradizione russa.

martedì 26 giugno 2018

Un'antica famiglia di macellai a Tremensuoli.

Annalisa, Carmine e Gaetana Caiazzo

Antonio Tuccinardi

Assunta Caiazzo e Mario Granata

Carmine Caiazzo da piccolo



Don Bergantino con Carmine Caiazzo

Ferdinando Caiazzo

Ferdinando e Carmine Caiazzo, Pasqualina Palazzo ed Annalisa Caiazzo

Ferdinando e Carmine Caiazzo

Ferdinando, Carmine e Vincenza Caiazzo

Filippo, Vincenza e Raffaele Tuccinardi

Gaetana Rotelli, Carmine Caiazzo ed Antonio Tuccinardi

Laurenza Quaranta

Giuseppe, Anna, Tommasina e Ferdinando Caiazzo

Laurenza Quaranta e Gaetana Rotelli

Pasqualina Palazzo e Carmine Caiazzo

Vincenza Tuccinardi e Ferdinando Caiazzo

Vincenza Tuccinardi

La generazione di macellai della famiglia Tucciarone-Tuccinardi-Caiazzo ha inizio intorno agli inizi del '900. Il primo di cui abbiamo memoria è Filippo Tucciarone detto “Pippareglio” che aveva una macelleria nei pressi della Chiesa di San Pietro di Minturno (bascio alla cappella) dove trattava in prevalenza carni basse in quanto il vitellone a quei tempi era considerato un lusso. Dopo di lui Antonio Tuccinardi (genero di Pippareglio) imparò il mestiere e aprì una macelleria a Monte d'Oro di Scauri e subito dopo altre due macellerie, sempre a Scauri, centro nei pressi di Piazza Rotelli e l'altra a Tremensuoli, in Via Maestra. Nel 1955 aprirono la macelleria che si trova nelle sede attuale in Via Appia, che era gestita da Vincenza Tuccinardi e da suo fratello Filippo che, nonostante la cecità, l'aiutava ad alzare pesi e a gestire la cassa. La figura di Vincenza è molto rilevante: Una donna molto forte perché a quei tempi quello del macellaio era un mestiere riservato agli uomini. Intorno agli anni '80, in seguito ad una grave malattia, Vincenza dovette lasciare le redini a Carmine Caiazzo che gestisce insieme alla moglie ed ai figli quella che attualmente è probabilmente la macelleria più antica del comune di Minturno. Negli anni la macelleria è rimasta li, ma si è stata ampliata, mantenendo la buona abitudine di scegliere i vitelloni in campagna rimanendo per alcune cose legati alle tradizioni, ma cercando anche di rinnovarsi con nuove tecniche di lavorazione e con l'inserimento di prodotti gastronomici “pronti da cuocere”. Molti prodotti, nella proposta di vendita, sono presentati in una vetrina che sembra a volte quella di una pasticceria. Auguriamo a questa longeva famiglia di macellai sempre maggiore fortuna nell'ottica della qualità e del proseguimento della tradizione minturnese grazie alle nuove leve: Vincenza e Ferdinando Caiazzo.

giovedì 10 maggio 2018

Tremensuoli nella storia secondo il Riccardelli.

Continuano, senza sosta, da parte dello storico Aurelio Carlino, le ricerche sulla frazione di Tremensuoli, il borgo più antico del Comune di Minturno, che sono pubblicate e portate a conoscenza dei cittadini pr ripercorrere i luoghi dove sono vissuti i nostri avi ed, allo stesso tempo, per spronarci a fare tesoro del passato per vivere meglio il presente. Ci si augura che in un prossimo futuro, si possano riproporre altri articoli e documenti, tali da rendere sempre più interessante questo antichissimo borgo medievale. Questa volta Carlino propone un scritto su Tremensuoli, del parroco Francesco Antonio Riccardelli, sacerdote traettano, che fa conoscere ai Tremensuolesi alcune storie particolari. “Tremonsuoli: Questo villaggio ricorda i tempi del secolo VIII ed è fondat sulle ruine dell'antico Trimonsoli, del di cui ruderi parte se ne osservano a breve distanza dal presente verso la parte occidentale, e non è a dubitarsi che sia il più antico casale della città di Traetto, giacché di esso trovasi fatto speciale menzione in molte carte e pergamene, che si conservano nell'archivio del monistero di Monte-Cassino, e tra queste v'ha rimarchevole la carta dell'anno 981 del mese di luglio, indizione XX, che contiene la decisione di una lite insorta tra Giovanni Ferruccio, figlio di Stefano, della terra di Trimonsoli, prossimo alla città di Trajetto e Giovanni, arciprete della chiesa cattedrale di Gaeta, per una pezza di terra situata presso il rivo Pupino (Recillo) vicino la pietra, poco distante dalla chiesa di santa Albina fuori le porte di Traetto, appartenente alla chiesa di Gaeta. Per questa pezza di terra lunga 46 passi e larga 44, litigarono il detto arciprete ed il Ferruccio, con cui si unirono tre fratelli (Costantino, Buono ed Anastasio), figli di Pietro Malguadagna. La lite fu decisa dal duca Marino, il quale si trovava in Traetto. Per ciò fu l'arciprete tenuto a giurare se quella pezza di terra a lui si appartenesse. Egli giurò sopra li santi Vangeli, e richiese che i competitori egualmente giurassero. Allora ne avvenne che questi d'intimorirono e quindi confessarono volontariamente che la pezza di terra alla chiesa di Gaeta si appartenesse. (Così il Federici nell'opera più volte citata “Degli antichi duchi e consoli o ipati della città di Gaeta”, pagg. 233, 234 e 518). Questo ameno villaggio, posto su di una bella e deliziosa collina, nel lato occidentale di Traetto, da cui dista per lo spazio di circa un miglio e più, gode un vasto e ridente orizzonte, guarda sotto di se la grande pianura del Garigliano ad Oriente, il mar Tirreno con il bel gruppo delle isole ponziane e quello delle Enarie a mezzogiorno, volgendo lo sguardo poi ad occidente selle belle città di Gaeta, Formia, borgo e spiaggia di Gaeta, nonché sul vicinissimo promontorio di Scauri, famoso per le ville di Marco Emilio Scauro, celebre console romano. Tremonsuoli conta una popolazione di circa 650 abitanti, e di questi, quasi il quinto esercita il mestiere della marina, in fatto di pesca. La purezza dell'atmosfera e la salubrità della posizione geografica rende quel popolo di una forte e bella complessione fisica, e specialmente nel sesso gentile, che attira l'ammirazione di tutti i paesi circonvicini. Nel centro del paese vedesi la vetustissima chiesa parrocchiale dedicata al martire san Nicandro, che è pure il patrono principale dello stesso villaggio, la cui festa si celebra con gran pompa da quel popolo. Di questa chiesa tenne la cura il celebre Samuele, prete dell'istesso luogo in cui nacque, e che poi divenne Vescovo di Traetto, dopo esserne stato canonico ed arcidiacono, come risulta dalla serie dei vescovi traettani. Oggi vi esercita la cura parrocchiale il r.mo don Antonio de Nitto del borgo di Gaeta. Samuelis: Trajecti episcopus ecclesiae praefuit per anno xedecim (DCCCCXXXVII – DCCCCLIV), quo vero anno sit mortus ignoratur. Tremonsulis natalem habuit prope Trajectum. Obiit domnus Felix et Samuel in episcopum ordinatur. Sedit annum tantum, menses IV. Doctrina insignis presertim grecis et latinis litterisIlic a teneris ingenue edoctus in Monte Cassino religionis documenta sub viribus doctissimis perdidicit. Ejus corpus in ecclesia s. Benedicti sepultum. (La chiesa di san Benedetto era l'attuale parrocchia di san Biagio, poiché fu questo l'antico monastero delle suore benedettine, che per moltissimi anni vi dimorarono).

venerdì 4 maggio 2018

Incisione della seconda guerra mondiale a Tremensuoli.

Video realizzato nel 2014 da Sarah Odeh e Mirko Montanari che presentano il villaggio di Tremensuoli e l'incisione lasciata da un soldato americano nel secondo conflitto mondiale su un muro di Via Piazzatella, visibile ancora oggi.

giovedì 19 aprile 2018

Don Di Nitto: Un prete “particolare” a Tremensuoli.

Don Biagio Di Nitto, parroco di Tremensuoli, è un'altra faccia tosta di conio e degno di stare a paragone col Dolce, se in qualche parte non gli è superiore per l'energia , cinismo e l'efferatezza. La sua cura d'anime fu un seguito non interrotto di violenze, di usurpazioni, prevaricazioni, stupri e turpitudini inimmaginabili ed inenarrabili. Diventato pazzamente innamorato di una sua parrocchiana, che largamente corrispondeva a tutte le insane e contro-naturali sue voglie, divenne geloso del marito di costei, e non potendo sopportate l'idea di un'accomunanza di sensuale ebbrezze, lo ammazzò nella presbiteria barbaramente a colpi di bastone. Quest'ultimo delitto fece traboccare l'odio ed il disprezzo pubblico, che da molto tempo covava nel cuore dei Tremensuolesi. Dovette sfuggire di notte e travestiti se volle sfuggire la morte che gli volevano dare gli esasperati suoi parrrocchiani. Fu accusato di furto, detenzione d'armi proibite, omicidio; non arrestato, perché si seppe destramente munire di un salvacondotto del procuratore generale di Napoli. Fu libero e per molti mesi d'aspettazione e trepidanza i Tremensuolesi seppero con stupore, non si sa come, che il Di Nitto era stato processato a piede libero, non si sa dove né da che tribunale, e che finalmente era stato mandato pienamente assolto. Prova evidentissima ne sia, che egli tuttora passeggia burbanzoso per le vie di Gaeta e v'amministra la religione santa e vi compie i sacrifici della messa e maneggia gli oli sacri, i vasi, le ostie e le reliquie. Il prete Di Nitto ha avuto due audacie singolari, incredibili, d ad un punto tanto impudenti che un prete solo ne poteva essere capace. Si mostrò in Tremensuoli, il tetro delle sue vergogne, dell'onta sua e dei suoi delitti, ma per poco tempo, finché gli animi di quei villici tanto si concitarono a questa impudica bravata, che già s'apprestavano a far man bassa sul malcapitato prete se la truppa non giungeva in punto per sedare il tumulto e salvare il Di Nitto dalla vendetta dei suoi parrocchiani. La seconda delle sue audacie è più inverosimile ancora e più strana, e molti la taccerebbero di fanfaluca e me ne darebbero la berta se non avessi per mio appoggio e cauzione lo stesso egregio generale Covone, che ebbe per le mani l'istanza del prete don Biagio Di Nitto al re Vittorio Emanuele II, al suo passaggio nella città di Gaeta, nella quale domandava nientemeno che la croce di cavaliere dell'ordine dei santi Maurizio e Lazzaro per essere stato una vittima innocente del partito borbonico che lo calunniava perché liberale. Poveri liberali, in che brutta compagnia si trovano! Chi vede il Di Nitto non solo lo giudica capace di quanto ha fatto, ma d'iniquità maggiori, che sia assai difficile di trovare una figura così perfettamente da manigoldo qual è la sua, ed un occhio più torvo e più sinistro, una bocca più livida, una faccia più bassamente e più oscenamente lussuriosa, avida e proterva. Al partito prete borbonico nuoce assai ogni volta ogni qualvolta la quiete sembra rinascere nelle province napoletane, e quindi si agita e si contorce moltissimo e in ogni senso per inviare nuova gente, denari, armi, onde far nuovi tentativi, queli esser si vogliano, ma purché si dia ragione di gridare a più non posso che l'agitazione ed il malcontento regnano nelle province meridionali sotto l'attuale governo. (Il testo è tratto da “Nihil novi sub sole” di Aurelio Carlino, edizioni Caramanica).

lunedì 26 marzo 2018

Apre a Tremensuoli l'osteria "Zio Dante".

Silvia Vanni e lo staff di "Zio Dante"
Si riaccende una nuova ed importante luce a Tremensuoli grazie all'impegno ed alla passione di cinque amici che hanno deciso di mettersi in gioco ed aprire una vitale attività commerciale nella più antica frazione minturnese. Nasce così l'osteria pizzeria polpetteria birreria “Zio Dante” in Piazza Capo Trivio, il “Belvedere” di Tremensuoli, che domina la baia di Scauri. L'idea a questi giovani amici nasce, oltre che per la passione verso l'arte culinaria, anche il magnifico panorama, il clima mite, l'aria buona e la tranquillità che questo borgo millenario offre ai residenti ed agli avventori, insomma un connubio perfetto tra buona cucina e amenità del posto scelto. La responsabile dell'osteria “Zio Dante” è una giovanissima imprenditrice abruzzese, della provincia di Teramo, Silvia Vanni, che ci confessa il suo fascino per Tremensuoli, ma soprattutto l'amore per la cucina locale e tradizionale con una continua ricerca di sapori perduti, essendo anche un'esperta di storia dell'arte. Tra i piatti proposti da Zio Dante, un nome scelto per accostare il classico della cucina all'innovativo, rivolto anche ai clienti più giovani, creando un ambiente caldo e familiare; tra i piatti proposti hanno un posto d'onore la pasta e fagioli, cacio e pepe, schiaffoni con salsiccia, parmigiano e granella di pistacchio, bucatini al ragù di tracchia. Poi ci sono i secondi piatti: Maiale arrosto alla birra artigianale, grigliata mista, arrosticini, trippa alla romana, l'Aberdeen angus, e le famosissime e buonissime polpette per tutti i gusti, sia per i grandi sia per i bimbi, in cui si ritrova tutto l'amore e le emozioni della cucina della nonna, infatti Zio Dante è una delle pochissime polpetterie del Lazio. Non mancano le pizze classiche (anche per celiaci) e la famosa pizza “Gourmet” in cui si trovano i gusti della “Divina Commedia”. Dulcis in fundo le birre artigianali del birrificio “Bibibir” di Casemolino di Castellalto (Teramo): Birrantonio, Granapa, Witaly, Zero Tabù, Vedo Doppio, Vedo Triplo, Vedo Quadruplo, 23 Zero Sei; il motto del produttore Flaviano Brandi è “Artigianalità e massimo rispetto per le tradizioni”. L'osteria “Zio Dante” è un concentrato di semplicità, qualità, ospitalità e la simpatia e la cordialità di Silvia Vanni e del suo staff fanno di questo luogo un punto d'incontro per i tremensuolesi e di quanti scelgono il paesello per un soggiorno fatto di relax, relazioni sociali e cucina da assaggiare assolutamente. I cinque amici “danteschi” hanno tra i vari obiettivi anche quello di creare eventi culturali per riportare il villaggio di Tremensuoli agli antichi fasti, quando la piccola comunità aveva come punto di riferimento Piazza Capo Trivio, naturalmente con la collaborazione dell'amministrazione comunale e del Comitato di Quartiere (CdQT). L'osteria “Zio Dante” è aperta tutti i giorni dalle 18 alle 24 e la domenica anche a pranzo. Informazioni e prenotazioni: 07711978066 – 3924767008 (WhatsApp) – http://bit.ly/OsteriaZioDante. Vi aspettiamo!

mercoledì 10 gennaio 2018

Allerta caduta alberi in Via Festarola.

Da molti mesi una situazione di pericolo è presente nel territorio
comunale di Minturno; ci riferiamo a diversi alberi di quercia e rami di varie piante, ormai secchi, che si trovano in Via Festarola, tra i civici 50 e 54 (circa duecento metri), e che si protendono pericolosamente sul tratto di strada, che potrebbero staccarsi dal terreno, ormai franoso, mettendo a rischio l'incolumità dei passanti, sia pedoni sia automobilisti. Con le avverse condizioni meteorologiche degli ultimi giorni si sono verificate cadute di grossi rami, tra Via Simeone e Via delle Orchidee, sempre a Tremensuoli. Il consigliere del Comitato di Quartiere Tremensuoli (CdQT) Ferdinando Cardillo con il signor Pasquale Forte, che abitano nella zona in questione, hanno segnalato il problema, per iscritto, in data 14 dicembre 2017, al Comando di Polizia Locale di Minturno la situazione di pericolosità di cui sopra, chiedendo un veloce intervento dell'autorità preposta, affinché si possano prendere dei provvedimenti preventivi, evitando probabili danni a cose, persone ed animali che transitano in qual tratto di strada di Tremensuoli Vecchio. A tutto oggi la situazione è rimasta la stessa e si resta nell'attesa di un intervento di messa in sicurezza della zona. Prevenire è meglio che curare.